La favola di Uto e di Pia

Voglio raccontarti una storia. Una storia che comincia ogni volta che piove. Ed ogni volta che piove puoi vederla accadere. Appoggia gli occhi alla finestra ed osserva. Mente appanni il vetro con pensieri e parole, le gocce di pioggia intrecciano i loro destini, precipitando verso il tuo davanzale. E ti sorprenderai vedendo la strada tortuosa che fanno, fatta di percorsi impossibili.

Questa storia parla di due gocce di pioggia. Una parte dall’angolo in alto a destra. E l’altra dall’angolo in alto a sinistra. Sono arrivate insieme, credo. Sospinte dal vento fortissimo che sta tirando questa mattina. L’aria, che a volte sembra vorticare di impeti gelidi, le ha buttate sulla finestra, come naufraghi sballottati dal mare e poi depositati senza riguardo sulla prima spiaggia possibile. Sono li, ferme, ognuna dentro il suo angolo. E stanno così attaccate con tutta la forza che possono al loro lembo di vetro.

E si guardano, non troppo lontane. Si sorridono e forse si piacciono. Pia, la goccia in alto a sinistra, é bella e rotonda. Ha un cuore di acqua brillante, pulita. Se ti fermi a guardarla puoi vederci attraverso il mondo di là. E quasi potresti pensare che il mondo di là sia lui pure brillante e pulito. Uto é una goccia sottile, più lunga che larga, sembra quasi una striscia di acqua sottile, una fessura per monetine. È arrivato sospinto dal vento ed ha perso la sua forma rotonda. Si sorridono e forse si piacciono. E Uto arrossisce. E Pia si innamora.

Un colpo di vento, di quelli fortissimi, il cielo che ulula. Grigio un po’ dappertutto. La finestra su cui appoggi le mani trema senza che tu te ne accorga. E mentre tu continui a cercare il futuro dall’altra parte del vetro, le gocce iniziano a scivolare. Pia spalanca la bocca terrorizzata. Sente le forze abbandonarla. Cerca Uto con gli occhi e lo vede, ancora attaccato al suo angolo buio. Lui la scorge mentre il vento colpisce. E decide di abbandonare il suo piccolo nido. E così inizia a scivolare, disegnando linee spezzate per cercare di prendere la mano di Pia, tremante nello sforzo di rimanere attaccata al vetro freddissimo.

Il vento si fa più insistente, il freddo aumenta e l’aria porta la voce di luoghi lontani. Ma ecco. Uto è arrivato vicino e tende la mano. Pia gli sorride, lo tocca. Felice di averlo vicino lo tira verso di sé e vorrebbe baciarlo. Lui timido un pò si schernisce nella sua forma allungata e la guarda mentre continua a disegnare linee infinite con la sua coda di acqua quasi ghiacciata. Poi si accosta alle forme rotonde di lei e vorrebbe perdersi nella sua luce brillante. E sono viciini, vicini che forse finalmente la bacia e vissero felici e cnontenti. Ma ecco di nuovo quel vento violento. E le gocce tremano ancora e precipitano rapide verso il davanzale.

Uto! lo chiama, il suo è un grido muto, fatto di solo tremore. Uto! la voce si perde dentro il grido pauroso del vento. Lui scivola rapido tra le gocce che cadono, punto lontano fra linee irregolari ed infinite. Lo guarda cadere e decide di abbandonare la presa. Ed insegue la traccia sottile della striscia di lui. Precipita verso il davanzale gridando il nome di lui. Rimangono fermi davanti al bordo bianco del marmo a guardarsi ancora una volta. Poi il vento urla di nuovo. E loro cadono giù.

Questa è la storia che vedi ogni volta che ti fermi a guardare la pioggia. Mentre cerchi il futuro dall’altra parte del vetro, ogni tanto pensa alle gocce che vedi. Ti racconteranno una storia bellissima, una storia di cose improbabili. L’amore impossibile di Uto e di Pia.

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