I libri figliolo, salva i libri!*

 

Stamattina stavo ascoltando la radio ed ho sentito parlare di un bella iniziativa a L’Aquila. Una biblioteca, disintegrata dal terremoto di qualche anno fa, ha trovato una nuova sede grazie all’intervento di Telecom. Per un attimo ho provato un senso di fastidio nei confronti della classica operazione vetrina di una nota azienda nazionale e di quanto certe operazioni, di fatto isolate, si traducano spesso in vantaggi marginali per la comunità nel suo complesso. Ma non voglio armare una polemica (tanto l’ho già fatto). Pensare ad una biblioteca che comunque rinasce mi ha fatto venire in mente tre cose:

1. ho deciso che la frase che mi sta più sulle palle in assoluto è la seguente: fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire (M.Yourcenar). I motivi: l’inverno dello spirito è bello e venuto; è una frase abusata, violentata ed inflazionata (vedere LaFeltrinelli di Roma, Galleria Alberto Sordi, piano interrato).

2. mia moglie lavora in una biblioteca: questo fa di lei un essere superiore che si nutre della mia invidia.

3. il passato non è una terra straniera: il recupero del passato è il tentativo di conservare la memoria delle origini. E questo, credo, rappresenta un pilastro importante quando si cerca di darsi un futuro. Anche in tempi come questi. Anche in momenti in cui sembra che non si possa avere altro da fare che smadonnare, disperarsi, farsi venire i travasi di bile. Alla fine l’archeologia della nostra memoria, la conservazione del nostro essere, consente, se non di alleviare, quanto meno di capire i perché ed i percome delle cose. Ed a questo credo che serva una biblioteca. Non è una questione di granai e di inverni. E’ questione di sapere che esiste un posto dove c’è uno specchio dentro cui guardare e trovare qualcosa di sé.

* la frase è di Guglielmo da Baskerville ne “Il nome della rosa”, di Umberto Eco. Quasi verso la fine, non dico cosa succede ché magari qualcuno non l’ha letto; per inciso: quando penso ai libri penso a questa frase. Sempre.

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