Vivere minimal

Il nuovo imperativo categorico è vivere con meno “cose”. Per quanto possibile. Tutto è cominciato con un articolo uscito su Repubblica qualche tempo fa nel quale si racconta della comunità, sempre più numerosa negli USA, che ha scelto di seguire la via del minimal, con l’obbiettivo di riuscire a vivere con meno di 100 cose. Da più parti si benedice questa scelta e se ne parla come di un magico rimedio alla moderna malattia del consumismo e della schiavitù degli oggetti. Diffidare di questa impostazione come di tutte le mode che si propagano con tale rapida efficienza è, credo, un atteggiamento salutare. Ma non c’è dubbio che, in punto di principio, un tentativo possa essere fatto. Ho, quindi, deciso di ridurre progressivamente l’impatto delle mie cose, passando, gradualmente, dall’attuale orror vacui ad un più consono stile minimale. 

Uno dei passaggi per me fondamentale è la riduzione della carta. Libri e riviste. Ho stabilito di procedere, per step successivi, ad un inventario dei miei libri, ché non tutti sono importanti allo stesso modo. Nel mio piano un ruolo fondamentale è giocato dalla biblioteca pubblica (ho un insider: mia moglie ci lavora…) dalla quale prendere in prestito i libri che mi interessano ed alla quale girare quei libri che non rivestono più per me alcun ruolo o che, semplicemente, ho letto e posso dire di aver “assorbito”. L’obbiettivo è trasferire progressivamente le mie abitudini di lettura sul mio Kindle, con cui mi trovo molto bene e che mi ha piacevolmente colpito per la qualità dello schermo. Le riviste: stamattina ho preparato una busta (di carta, qui si ricicla) in cui ho depositato le mie copie di Wired ed Internazionale. Nello stesso tempo ho scaricato le due app corrispondenti dall’AppStore; probabilmente procederò alla chiusura dell’abbonamento all’edizione cartacea di Wired in favore di quella elettronica ed acquisterò quella di Internazionale ogni venerdì tramite AppStore senza passare in edicola.

Di passaggi epocali in direzione di un pieno abbraccio dell’impostazione minimal ce ne sono molti; leggevo che ciascuno di noi utilizza effettivamente solo il 20% di ciò che possiede. La verità è che il desiderio di fondo è quello di recuperare uno spazio proprio, creativo a tutto vantaggio di se stessi e del proprio equilibrio interiore. La conseguenza principale non può che essere il progressivo miglioramento della propria vita relazionale e familiare, ed è questo l’obbiettivo ultimo che vorrei perseguire provando a liberarmi di molte delle cose che, come si dice con una metafora alquanto abusata, possiedono me senza che io le possieda, realmente, a mia volta.

Questo era il discorso programmatico. Adesso proverò a far seguire fatti concreti. Posterò i miei risultati qui. Accetto suggerimenti. Quelli sono sempre graditi.

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