2011, anno circolare

Il 2011 sarà certamente un anno di cui difficilmente potremo dimenticarci. L’imperante crisi economica che stiamo vivendo sarà qualcosa che i nostri figli troveranno sui libri di storia; c’è un che di ironico in tutto questo, visto che, bene o male, si troveranno a raccontare ed a sentirsi raccontare quello che oggi vivono in prima persona, una sorta di storia in diretta (o in quasi differita).

Il 2011 è un anno circolare; tornano alla mente eventi passati, alcuni anche da diversi anni, che hanno segnato in maniera indelebile il nostro presente. Sono passati 50 anni dalla costruzione del Muro di Berlino, 20 anni dal Trattato di Maastricht e, a Settembre, saranno trascorsi 10 anni dall’attacco alle Torri Gemelle. Il comune terreno su cui si muovono questi anniversari è certamente quello dell’avere sconvolto le nostre vite. Se è vero quello che afferma Morpheus in Matrix (il primo, gli altri mi rifiuto di considerarli parte della linea narrativa principale), e cioè che “al destino non manca il senso dell’ironia”, tirando se tiriamo una bella linea in fondo alla somma di questi avvenimenti il risultato che otteniamo è il nostro presente.

La costruzione del Muro di Berlino ha sancito, di fatto, l’incapacità dei sistemi politico-economici del mondo allora sovietico di reggere l’urto del mondo occidentale e delle novità tecnologiche che si sono venute progressivamente affermando. Quando il Muro è caduto nel 1989, quella globalizzazione che oggi riteniamo essere l’artefice del nostro male o del nostro bene (dipende come la pensiamo in ordine ad una cinquantina di cose di cui la politica è solo il primo punto dell’elenco) era già in essere da una quarantina d’anni, avendo traghettato il mondo verso l’epoca post-industriale e lo sviluppo dei moderni sistemi finanziari.

Quando 20 anni fa, alcuni Paesi europei sancirono la necessità di nuovi equilibri economici nell’area economica comune si avviò un processo di progressivo depotenziamento degli effetti benefici rappresentati dai fenomeni di svalutazione volontaria delle monete sovrane. Nel fissare le regole del gioco si poneva come primaria necessità l’assenza di possibili “trucchetti” funzionali al risanamento delle economie nazionali attraverso, in prima istanza, una sostanziale ripresa delle esportazioni favorite da divise più deboli sul mercato dei cambi. Si posero le basi dell’Euro e la necessità di garantire l’equilibrio economico finanziario di un sistema che, nelle intenzioni, doveva essere una sorta di casa comune. Oggi, si è esaurita la spinta propulsiva di quegli eventi, schiacciata dallo shock dei debiti sovrani e dalla necessità di trasformare quella casa comune in una sorta di lazzaretto in cui la Grande Germania (per inciso uscita con le ossa rotte dalla seconda guerra mondiale) e la BCE costruita ad immagine e somiglianza della Bundesbank sembrano medici che osservano i propri malati girando per le corsie.

I due aerei che hanno distrutti le Torri 10 anni fa hanno celebrato anche la fine di una certa idea della nostra presunta civiltà, la fine di una pax sostanzialmente illusoria celata dietro il sipario di un benessere economico che oggi scopriamo, ipocritamente, basato sulla carta e sulla teoria del denaro come strumento in grado di “creare”, moderna pietra filosofale dagli incerti esiti e dalle pericolose implicazioni. Dietro quel velo così drammaticamente squarciato abbiamo trovato i subprime e la fine di un sistema economico endemicamente basato sul debito e sul progressivo impoverimento. Eppure egualmente proteso, nel pieno rispetto del dogma capitalistico e liberista, verso un futuro ottimo ed un orizzonte sereno.

Questi eventi, che nel corso del 2011 verrano (o sono già venuti) a progressiva celebrazione o commemorazione, trovano la propria sintesi ultima nel nostro presente, in quello che leggiamo sui giornali circa la grande Crisi, in quello che quotidianamente viviamo. A pensarci bene la decantata capacità dei nuovi media di mettere il presente al centro della nostra attenzione in un flusso infinito ed infinitamente costante di notizie ed informazioni non è nulla in confronto alla capacità della Storia di accadere e di condizionare la nostra vita.

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