Il piccolo popolo

Siamo circondati dalla mediocrità. E non passa giorno senza che un ulteriore tassello si aggiunga al mosaico. L’immagine che si rivela via via è fatta di uomini piccoli, insignificanti, tronfie nullità tonanti. E cos’altro se non l’esercizio del potere (e non già il potere stesso) appaga queste mezze figure? Sono bravi a dispensare colpe ed a fuggire le responsabilità, ché il buon senso non gli appartiene e l’autocritica è misteriosa questione. L’onestà non è da mettere in dubbio, fino a prova contraria; ma è quella dell’intelletto a fare difetto. Marcano il loro territorio e tirano righe di cui impongono il rispetto. Amano l’adulazione per quello che essa è e rappresenta. Perché è anch’essa esercizio del potere, è appagamento egoistico di se stessi. Anche loro adulano, è la loro arte favorita, perché è l’arte degli uomini non intelligenti, ma dei furbi, di quelli che non hanno talento ma sono maliziosi, come le puttane del paese. E come le puttane si circondano della loro corte di favoriti, corte dei miracoli, in cui tutto è lecito. Sono pieni di amici, loro. Tutti sono amici e basta toccare uno di loro per essere ammesso nel cerchio. A quel punto la tela è completa ed il ragno circonda la sua preda. Chi non si allinea è un reietto, chi non si adegua, semplicemente, è uno che non ha capito, è uno di cui non si può avere buona considerazione.

Ora, di questi uomini è pieno il mondo. Ed è nelle cose del mondo che esistano uomini di questa fatta. Se vogliamo, sono un male necessario perché confermano la natura meschina dell’essere umano. Confermano ed evidenziano come il confine con il mondo animale sia del tutto arbitrario e stereotipato ché la capacità di articolare suoni non fa dell’uomo un essere intelligente. Occorre essere consapevoli che il popolo degli uomini piccoli accompagnerà costantemente il nostro quotidiano, le nostre scelte, sarà presente per differenza nelle nostre vite perché “io non sono così”, “io ho certi valori”. Vorrei dire che non sono così, che ho certi valori. Non sono del tutto sicuro che sia davvero la verità. Sono anche io un essere umano e per certi aspetti, fors’anche naturalistici, condivido parte di quella meschinità. Nutrire dubbi è il mio salvacondotto. Non avere certezze la mia certezza. Non essere sicuro degli altri ma solo di me è la mia ancora di salvezza. Questo e pochi altri significanti mi rendono un uomo libero. Dannato. Ma libero.

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