Sette giorni di riflessioni

Normalmente accadono un sacco di cose che ti portano a pensare che sarebbe stato meglio fare un certo percorso piuttosto che un altro. Ieri, mentre tornavo a casa da lavoro, mi sono fermato a pensare ad alcune passioni che ho volutamente abbandonato ed altre che ho lasciato che scivolassero via nel marasma di tutto quello che, banalmente, ho ritenuto fosse “dovere”. Ho quasi 34 anni, ho una felice posizione lavorativa ed una bella famiglia; la coscienza collettiva, quella che non rimorde mai, può facilmente individuare in me un esempio di persona sulla strada della realizzazione cui non manca nulla per essere felice. Ed in effetti, per buona parte, questa considerazione non manca di fondamento. Anzi, direi che centra il bersaglio. Ma la generica sensazione di compiutezza che riviene dall’aver portato a compimento quello che abbiamo detto essere, sempre banalmente, “dovere”, difficilmente porta con sé la sensazione dell’appagamento pieno, della soddisfazione egoistica di avere sfruttato il proprio tempo così da ottenere una mistica sensazione di pienezza che solo le cose che veramente piacciono ed appassionano sono in grado di dare. E così tra un semaforo e l’altro, nel confermare a me stesso, se mai ce ne fosse bisogno, che i miei figli sono il mio unico e vero capolavoro, mi sono trovato a pensare ai tanti momenti rubati, ai tanti ritagli di tempo che spesso se ne volano via come se fossero coriandoli di Carnevale perché c’è poco tempo per poterli vivere o per poterli impiegare come si vorrebbe. Ed allora ho deciso di buttare giù una lista delle 5 cose-non-fondamentali-ma-importanti-almeno-per-me alle quali ho stabilito di dover dedicare un poco di tempo ogni tanto, giusto per trovare lo spunto d’energia migliore per affrontare quello che è davvero importante che venga affrontato.

1. Fumetti

2. Suonare

3. Libri

4. Videogiochi

5. Le mie serie tv preferite

Sono 5 vecchie passioni che ho voglia di riscoprire e di recuperare. Non sono state messe in ordine di importanza, le ho scritte così come mi venivano in mente. Qualcuno, lo so, dirà che sono le tipiche passioni di un geek. Ed è vero, perché questo mi ritengo (orgogliosamente) di essere, l’ho detto e l’ho scritto un sacco di volte. Non credo che mi stia venendo quella strana sindrome che alcuni trentenni vivono non senza conflitto e che molti associano a Peter Pan. I figli e le responsabilità di ogni giorno mi impediscono di prendere il volo. Ed è giusto così. Ma credo anche che quello che ogni giorno sono chiamato ad affrontare necessiti di un carburante mentale in grado di assicurarmi la giusta dose di energia, una red bull dell’anima e della mente che mi permetta di trovare sempre le risorse giuste e di fare al meglio quello che devo fare. Ecco che allora queste 5 cose, non fondamentali ma necessarie, possono trovare di nuovo un poco di spazio e darmi una mano a continuare a remare nella direzione che ho scelto. Che ancora non so quale sia, perché la meta non l’ho ancora intravista, ma quel che mi basta è la sensazione di andare e di non stare mai fermo.

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