Bocca di rosa

Roma è la mia città. Non sta a me dire se sia o meno la città più bella del mondo, ché sarei evidentemente fazioso. Quel che davvero conta è che esistono dei luoghi in cui ti senti a casa, un’affinità fatta di percezioni, di dettagli che possono sfuggire a molti e che, al contrario, costituiscono l’essenza di un luogo, della sua storia, della sua gente. Di Roma si parla spesso, troppo. E troppo spesso se ne parla a sproposito. E’ come una puttana dal cuore d’oro, va con tutti e chiede pochi spiccioli, perché ognuno trova la propria soddisfazione a tenerla sulla bocca e lei è contenta così. E così accade che ci sia qualcuno che prova ad approfittarne, vorrebbe magari scopare gratis, quasi essere ringraziato perché le ha dato soddisfazione. Brutte storie. Storie fatte di sotterfugi, di inganni, di bugie. Sono le storie degli uomini piccoli, delle nullità tonanti, di coloro che trovano il loro significato e quello del loro essere nel piegare alla propria volontà un corpo inerte. Ti viene da ridere amaro, perché pensi che basterebbe poco per scrollarsi di dosso questa sensazione di sporco, di usato, di abusato. Ed invece, ti accorgi che il corpo e la mente non vanno di pari passo, quasi che qualcuno provasse una sorta di masochistico piacere nel sentirsi violentato. E allora gli uomini piccoli proliferano, e vendono al mondo una favola: il buon mago che tutto può e tutto sa ha trovato il rimedio per spezzare l’incantesimo che la strega ha lanciato sul castello incantato. Ed ha chiamato attorno a se i suoi cavalieri perché raggiungano il castello, sconfiggano la perfida avversaria e riportino la pace nel regno. Se vuoi leggere questa storia ti basta cercare i manifesti in giro per la città. Tutto intorno, intanto, non c’è rovina, chè ancora non siamo a questo punto, ma mesta silente rassegnazione. Ora che cambiano le cose, ora che la città ed il suo capitano hanno scelto nuovi cavalieri per completare l’Impresa, mi racconteranno ora un’altra favola, quella del saggio Sindaco che ha governato la nave in mezzo alla tempesta, ha perso il suo equipaggio nella traversata ed ora è pronto a salpare di nuovo dopo aver riparato il suo vascello. Continua il circo e continua questa storia, la storia del potere fine a se stesso, quello degli inetti e degli incapaci, dei capitani avventurosi senza equipaggio, quella del vascello fantasma che vaga senza sosta fra le nebbie. E quello che tira i fili gode in silenzio, mentre la vecchia puttana piange perché nessuno la desidera più.

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