Un attimo ancora

Torno qualche momento sulla questione studenti/Roma/contestazioni/scontri/etc. per dare voce ad una considerazione che si sta progressivamente diffondendo nella blogosfera. Tutto nasce da un articolo di Jon Savage sul Guardian a proposito della necessità per i nuovi movimenti di scoprire una propria identità attraverso un comune tessuto connettivo che non può non passare anche da una comune identità musicale.

“Al contrario di quello che farfugliano i commentatori professionisti, la musica pop può avere una forza sociale e emotiva enorme. Può riflettere e rappresentare gli archetipi profondi dell’animo e del sentimento nazionale. Negarlo significa ignorare volontariamente le possibilità enormi di un mezzo di comunicazione utilizzato da migliaia, se non milioni di persone – un mezzo di comunicazione che permette alla voce della gioventù di farsi sentire. Aprite le orecchie!”

Ne hanno parlato Matteo Bordone su FreddyNietzsche e Simona Siri su “Il Post”. Qui, mi limito a dire che sono assolutamente d’accordo. Tanto più che, oggi, una delle accuse che più di ogni altra viene mossa al “movimento” è l’assenza di una proposta culturale che sia davvero innovativa. Ed in effetti, posto che l’obbiettivo conclusivo è, genericamente, “cambiare le cose”, non si avvertono, almeno non immediatamente, i necessari sostegni culturali che possano trasformare una sfuriata in un vero e proprio vento di cambiamento. La lezione dei grandi movimenti giovanili degli anni 60 e 70, il cui portato culturale è a tutti gli effetti entrato, inesorabilmente, nella coscienza moderna, è quella di riuscire a superare il limite minimo della condivisione per approdare all’identificazione del singolo in un sistema di regole tale da poter (o da potersi illudere di) sovvertire “l’ordine costituito” (pacificamente e culturalmente, si intende). Occorre dunque trovare un comune senso dell’innovazione, riuscire a stabilire una sorta di terreno comune sul quale poter pensare di proporre la costruzione di un nuovo edificio; la letteratura, i film, la musica, la tecnologia, possono rappresentare i mattoni con i quali costruire questa casa comune, in grado di ospitare idee come la libertà e la legalità.

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