C’mon Harry

Sta per arrivare un nuovo film di Harry Potter. E non credo si debba essere particolarmente sorpresi di fatto quale fortissimo fascino questa serie eserciti su intere schiere di fan; i quali, religiosamente, affluiranno nei cinema per il nuovo episodio. Mi capita spesso di concentrarmi su fenomeni di questo tipo per cercare di intuire quale possa essere la “persona tipo” interessata a fruire un certo media. E’ una distorsione tipicamente geek. Ed il caso vuole che HP sia un film che trova proprio nei geek il proprio pubblico di riferimento. Personalmente, ho resistito per parecchio tempo al richiamo di Hogwarts, mi sono tenuto ben alla larga da maghetti e scope volanti ed ho cercato di non appassionarmi al quidditch. E tuttavia, quando alla fine sono capitolato e mi sono lasciato avvinghiare dalla lettura del primo libro, sono stato drammaticamente coinvolto. Beninteso: la Rowling non è Philip K. Dick, ma di certo crea buone storie con personaggi credibili e ben definiti e plot appassionanti. Ho riflettuto a lungo sulla cosa e sono giunto alla conclusione che esistono almeno cinque ragioni per le quali non si deve considerare la passione per Harry Potter qualcosa che possa equivalere ad un marchio di infamia.

1. Solidarietà geek. Harry, Hermione e Ron sono dei gel. Su questa cosa non c’è discussione alcuna. Ferma la capacità dei singoli personaggi di crescere in popolarità nel corso delle diverse storie di cui sono protagonisti, è piuttosto difficile scegliere quale dei tre possa essere il proprio preferito. Hermione è una tipa in gamba, sveglia, attenta; Harry, di fatto, è una star con una particolare abilità a ficcare il naso dove non dovrebbe; Ron è un fenomeno del quidditch.  Inutile nascondersi dietro un dito: ciascuno di noi, negli anni della propria adolescenza, ha vissuto esperienze che difficilmente si potrebbero tranquillamente ritagliare su ciascuno di questi tre personaggi. E continuare ad appassionarsi alle loro vicende è come sentire odore di casa.

2. Geografia. I geek adorano ammassare informazioni. E per quanto il mondo di HP non sia esattamente corrispondente all’attuale Inghilterra, di certo ha un marcato accento british. Se leggere i libri ha suscitato in voi lo stesso desiderio che ho avuto io, e cioè andare su Google Maps cercando di capire dove le storie di Harry fossero ambientate, allora siamo piuttosto simili. Hogwarts non esiste, è chiaro; ma i riferimenti sparsi nei libri e le atmosfere di cui sono pervasi, rendono alquanto stimolante provare a cercare quali possibili luoghi possano avere ispirato la Rowling.

3. Letteratura medievale. Allora, la Rowling è stata fortemente criticata per aver fatto un frullato di mitologia, storia medievale e fantasy, ed averlo confezionato così come sappiamo. Tutto questo semplicemente non ha senso. I cantastorie medievali giravano di città in città, facendo esattamente la stessa cosa. I trovatori attraversavano interi Paesi, di castello in castello, raccontando storie nello stesso identico modo. Vi sono opere, nella letteratura medievale, che superano per originalità e fantasia alcuni fra i più idolatrati autori di fantasy moderna. Prendiamo la Divina Commedia: passiamola al setaccio e depuriamola della componente religiosa e filosofica; cosa rimane se non un viaggio fantastico da fare letteralmente invidia per complessità e potenza evocativa a moderne altisonanti produzioni?

4. I buoni sentimenti. L’amore, l’amicizia, la lealtà sono alcune delle virtù che vengono esaltate in queste storie. Nel rappresentare uno stereotipo inequivocabile, costituiscono comunque un elemento di continuità di una tradizione letteraria che affonda le proprie radici molto più lontano di quanto comunemente si creda. Raccontare storie edificanti, dai tempi di Esopo e di Fedro, consente di formare uomini tendenzialmente migliori, animati da sentimenti positivi, capaci di vivere con pienezza ed in grado di condividere valori comuni. Tutto questo c’è in HP come in Star Wars, ne Il Signore degli Anelli od in altre saghe universali. Sono sentimenti elementari, non vi è dubbio alcuno. Ma è bene che vengano costantemente riproposti.

5. C’è di molto peggio. Non voglio parlare delle immonde cagate di film di vampiri che hanno girato recentemente e dei libri da cui sono stati tratti. Harry Potter è una lettura positiva, una serie che celebra la forza dell’individuo, l’importanza dell’amicizia, il trionfo del bene, caratteristiche e temi che, come detto, sono universali e ben si confanno a bambini ed adulti. Ovviamente un fan di HP di taglio geek avrà evidentemente imparato a memoria il catalogo botanico del prof. Sprout e conosce le regole del quidditch come le proprie tasche. Il tutto in maniera trasversale, dal momento che HP ha catturato l’attenzione e la passione di bambini, ragazzi, adulti, pensionati, insegnanti che, dopo aver letto le storie di Harry, ora leggono altri libri di fantasy. Ed il fatto che un pubblico così ampio si sia innamorato di un racconto che di fatto è una storia di geek fatta per geek, è davvero stupefacente. E tutto questo è semplicemente magia. Quella vera.

 

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